Quanto di capisco Indy.
Per comprendere il succo di quello che sarebbe un discorso oltremodo prolisso e poco produttivo (che avrei voglia di scrivere, ma non sarebbe così emozionante da rileggere in futuro) bastano pochi semplici passi: prima di tutto sostituire l'affascinante Harrison Ford con una ragazza roscetta (tinta) e cicciottella, il suo immancabile cappello con i miei (purtroppo) immancabili occhiali, l'enorme masso rotolante con tutti i dubbi, incertezze, pressioni, paure, inquietudini o come dir si voglia sorti appena conseguita la laurea (l'idolo sgraffignato da Indy) ed i fantastici indigeni all'uscita del tunnel con i miei genitori che continuano a non parlarmi, ma a puntare contro di me i loro sguardi inquisitori affilati come punte di lancia.
Ma in fondo, "I predatori dell'Arca Perduta" è tutta un altra storia.
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